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Diete vegetariane e vegane, attenzione alla carenza di colina

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colina

Una dieta vegetariana o vegana porta ad assumere in quantità inferiori un nutriente essenziale coinvolto nella salute del cervello, la colina.
La molecola si trova infatti in manzo, uova, latticini, pesce e pollo, con livelli molto più bassi in noci, fagioli e verdure crucifere, come i broccoli.

La colina – spesso detta anche vitamina J – è una molecola simile alle vitamine del gruppo B che viene sintetizzata dal fegato e che interviene come coenzima in numerose reazioni metaboliche. La colina viene utilizzata per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e per proteggere la salute del fegato (per esempio in caso di epatite o di cirrosi).
Inoltre sembra essere particolarmente importante per il buon funzionamento del sistema nervoso, tanto che viene consigliata in caso di depressione, perdite di memoria, Alzheimer e altre forme di demenza.
Viene poi utilizzata per ritardare il senso di fatica durante gli sport di resistenza e alcune donne incinte la assumono per prevenire i difetti del tubo neurale nel feto. Fra gli altri suoi impieghi sono inclusi la prevenzione dei tumori e il trattamento della bronchite.

Secondo la nutrizionista britannica Emma Derbyshire, che ne haparlatoin un articolo online su BMJ Nutrition, Prevention & Health, è raccomandata un’assunzione giornaliera minima quantificata in 425 mg al giorno per le donne e 550 per gli uomini, che diventano 450 e 550 per le donne in gravidanza o che allattano. Sondaggi in Nord America, Australia ed Europa mostrano che l’assunzione abituale di colina, in media, non è quella raccomandata.
Nel Regno Unito la colina è esclusa dai database di composizione degli alimenti, dalle principali indagini dietetiche e dalle linee guida dietetiche

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