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Consorzio Parmigiano Reggiano contro chi usurpa Made in Italy

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Parmigiano Reggiano

Il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano dichiara guerra alle fake news, all’italian sounding ed a tutti quei prodotti che rivendicano la genericità di molte indicazioni geografiche europee.

“Il mercato dell’Unione europea è aperto al 100% all’import di indicazioni geografiche americane, – come sottolinea Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano Dop – e quindi bene accette sono Dop o Igp che possono riguardare il formaggio cheddar statunitense o il Café de Colombia o il tequila messicano, ma nessuno si permetta di diffondere fake che creano danni economici e di immagine alle autentiche denominazioni di origine attraverso prodotti come la feta americana, asiago americano, parmesan americano”.

italian sounding

Bertinelli si è rivolto ai produttori e ai consumatori statunitensi in relazione alla lettera del 14 maggio dell’associazione dei produttori americani di formaggio Ccfn (Consortium of Common Food Names) al presidente Usa Donald Trump, dove è stato chiesto di bloccare le importazioni di formaggi europei, oltre che di chiudere le dogane, rivendicando la genericità di molte indicazioni geografiche europee.

Per il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano “la motivazione della richiesta va smontata in quanto priva di fondamento“.

Gli Stati Uniti, ricorda il Consorzio del Parmigiano Reggiano, rappresentano il terzo mercato per il “Re dei formaggi” made in Italy, dopo Italia e Francia con oltre 10mila tonnellate di formaggio esportato.

Secondo Assocamerestero, l’Associazione che riunisce le 78 Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE), Soggetti imprenditoriali privati, esteri e di mercato, ad Unioncamere, il volume d’affari dell’Italian Sounding è di 90 miliardi di euro a livello globale, valore che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 70%, e pari al triplo del fatturato dell’export italiano del settore alimentare (32,1 miliardi di euro nel 2017). Il 42% dei prodotti “imitati” sono piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti; seguono i latticini (25,1%), la pasta (16,1%), i prodotti a base di carne (13,2%) e i prodotti da forno (3,6%).

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