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Cibus Forum. Il settore agroalimentare al vaglio. Resistenza o crisi?

Ha preso il via ieri Cibus Forum: nella giornata introduttiva sono stati presentati diversi dati sul settore agroalimentare: per Coldiretti l'alimentare è l'unico settore che resiste alla crisi, ma Federalimentare parla di "anno nero del food&beverage". Per il presidente Vacondio la crisi si supererà solo con l'aiuto del governo. La Ministra Bellanova ha dichiarato che il Parlamento è al lavoro per stanziare 600 milioni di euro da destinare al canale Horeca.

Cibus Forum. Il settore agroalimentare al vaglio. Resistenza o crisi?

Ieri 2 settembre ha preso il via Cibus Forum; si tratta del primo evento fieristico post emergenza sanitaria che ha posto al centro del suo programma la filiera agroalimentare e la sua ripartenza.

Nella giornata di apertura, Coldiretti ha presentato un’analisi dalla quale si evidenzia che con 538 miliardi di valore la filiera agroalimentare è diventata la prima ricchezza del Paese resistendo meglio degli altri settori al drammatico impatto della pandemia da Covid-19. “L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Da un’altra prospettiva invece sono state analizzate le performance di questi primi mesi del 2020 – compresi quelli più duri del lockdown – da Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, che ha aperto la tavola rotonda di Cibus Forum a Parma “Consumi e nuovi valori: l’impatto del Covid-19 sulle abitudini dei consumatori. Quali prospettive e quali opportunità”.

Nel suo intervento Vacondio ha sottolineato come, sebbene il confronto con altri comparti sembra suggerire una situazione non proprio negativa, le perdite ci sono state e stanno mettendo in ginocchio un’intera filiera che dal campo arriva alle tavole dei ristoranti: “Ogni settore deve fare i conti con la propria storia, non con quella degli altri e se è vero che il trend semestrale di produzione del food&beverage segna “solo” una variazione tendenziale del -3,3% a fronte del -18,3% dell’universo manifatturiero, questa discesa, per un settore resiliente come il nostro, rappresenta la peggiore degli ultimi decennidichiara Vacondio.

“Sono sempre stato ottimista riguardo alla salute del nostro settore: lo sono stato con i dazi, convinto che non avrebbero intaccato più di tanto le nostre performance all’estero, con la Brexit e anche in altre occasioni non ho mai mancato di sottolineare le doti anticicliche di un comparto che da sempre è traino dell’economia e dei consumi italiani. Ma proprio per queste convinzioni, non posso esimermi dall’evidenziare la grande sfida che anche il food&beverage ora si trova davanti. È innegabile che i consumi del Paese stiano cambiando e non in meglio – sottolinea Vacondio, dati alla mano. Le vendite dei discount alimentari crescono al passo tendenziale del +7% mostrando l’esaltazione di una tendenza al risparmio dei consumatori che era già emersa negli ultimi anni e che ora è diventata evidente. La preoccupazione è che la discesa del target dei prodotti di eccellenza si consolidi nel tempo, portando a uno stabile cambiamento di costume”.

“L’abbassamento qualitativo dei consumi è parte di un grande problema: la perdita di redditività, che dipende dal valore aggiunto che hanno i cibi che vengono comprati. In base a questo, due sono le scommesse che dobbiamo vincere: una è quella dell’export, da tempo unico driver di sviluppo dell’industria alimentare, che però dipende anche e in larga misura dal contenimento dell’ondata di ritorno dei contagi sui nostri migliori mercati di esportazione e quindi sulla loro eventuale progressiva ripresa (oltre che dalle altre grandi battaglie che dobbiamo vincere in Europa). L’altra riguarda l’horeca, dove dobbiamo fare molto di più. Per il comparto della ristorazione, le misure stanziate finora e inserite nel dl agosto non sono sufficienti. C’è bisogno di almeno 1,5 miliardi di euro se si vuole tenere in piedi l’horeca e il turismo enogastronomico: finanziamenti che in questo caso sarebbero veri e propri investimenti con conseguenze positive su tutta la filiera, dai produttori al consumatore finale, e quindi al Paese con i suoi consumi interni”.

“Ancora una volta – conclude Vacondio – la mia convinzione di fondo resta ottimista: l’industria alimentare, dopo essersi rivelata fondamentale nel periodo strettamente legato all’emergenza, può ancora fare da traino economico e tornare ai livelli pre crisi velocemente. Questa sua forza, però, non deve essere scambiata per uno stato di benessere. Il mio è un ottimismo vincolato al sostegno da parte del governo a questo settore. Se ci sarà, sono convinto che entro la fine del prossimo anno l’industria alimentare tornerà ad essere il volano dell’economia italiana”.

A distanza, dalla Puglia, arrivano le rassicurazione della Ministra Bellanova che ha dichiarato che il Parlamento è al lavoro per stanziare 600 milioni di euro da destinare al canale Horeca: “In questi giorni in Parlamento è in discussione una norma che porta a 600 milioni di euro i fondi destinati alla ristorazione, a quelle tante pizzerie e ristoranti che hanno aperto e che stanno sostenendo costi molto alti, ma anche a quelli che non hanno aperto ai quali noi vogliamo dare circa cinquemila euro di fondo perduto per acquistare prodotti che devono essere esclusivamente made in Italy. Questo – ha aggiunto Bellanova – dà una risposta a due problemi: da un lato a quello dei ristoratori che rischiano di non aprire e dall’altro dà una risposta alle imprese agricole, dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura che hanno prodotti di eccellenza che vengono consumati soprattutto nei luoghi della ristorazione”. 

LE TENDENZE CONGIUNTURALI

Di seguito un’elaborazione di Federalimentare su alcuni dati Istat realativa alle produzioni 2020 confrontate con gli stessi mesi o periodi dell’anno precedente.

PRODUZIONE IND. ALIMENTARE GIUGNO 2020 = -4,7% a parità di g.te lavorative (dopo -8,4% a maggio -8,1% ad aprile e -6,5% a marzo)
PRODUZIONE IND. ALIMENTARE GENNAIO-GIUGNO 2020 = -3,3% a parità di g.te lavorative (dopo -3,0% sui 5 mesi -1,5% nel quadrimestre e +0,8% nel trimestre)
PRODUZIONE IND. TOTALE GIUGNO 2020 = -13,7% a parità di g.te lavorative (dopo -20,3% a maggio -42,5% ad aprile e -29,3% a marzo)
PRODUZIONE IND. TOTALE GENNAIO-GIUGNO 2020 = -18,3% a parità di g.te lavorative (dopo -19,3% sui 5 mesi -18,8% nel quadrimestre e -11,3% nel trimestre)

FATTURATO IND. ALIMENTARE GIUGNO 2020 = -1,1% (dopo -5,8% a maggio -9,5% ad aprile e +3,1% a marzo)
FATTURATO TOTALE IND. MANIFATTURIERA GIUGNO 2020 = -16,3% (dopo -25,9% a maggio -46,9% ad aprile e -25,2% a marzo)

EXPORT IND. ALIMENTARE GENNAIO-MAGGIO 2020 = +3,0% (dopo +7,2% nel quadrimestre +9,4% nel trimestre e +8,0% nel bimestre)
EXPORT PRIMARIO GENNAIO-MAGGIO 2020 = -0,2% (dopo +0,4% nel quadrimestre +2,7% nel trimestre e +8,2% nel bimestre)
EXPORT AGROALIMENTARE GENNAIO-MAGGIO 2020 = +2,4% (dopo +5,8% nel quadrimestre +8,0% nel trimestre e nel bimestre)
EXPORT TOTALE GENNAIO-MAGGIO 2020 = -16,4% (dopo -12,3% nel quadrimestre -2,6% nel trimestre e +3,8% nel bimestre)

PREZZI ALLA PRODUZIONE IND. ALIMENTARE LUGLIO 2020 = +0,2% (dopo +0,9% a giugno +1,0% a maggio e +1,8% di aprile)
PREZZI ALLA PRODUZIONE TOTALE INDUSTRIA LUGLIO 2020 = -5,4% (dopo -6,1% a giugno -7,2% a maggio e -6,7% di aprile)

PREZZI ALIMENTARI AL CONSUMO AGOSTO 2020 = +1,2% (dopo +1,3% luglio +2,3% a giugno e +2,5% a maggio)
PREZZI ALIMENTARI LAVORATI AL CONSUMO AGOSTO 2020 = +0,8% (dopo +0,6% luglio +1,2% a giugno e +1,7% a maggio)
PREZZI ALIMENTARI NON LAVORATI AL CONSUMO AGOSTO 2020 = +2,0% (dopo +2,5% a luglio +4,1% a giugno e +3,7% a maggio)
INFLAZIONE AGOSTO 2020 = -0,5% (dopo -0,4% a luglio -0,2% a giugno e a maggio)

VENDITE ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GIUGNO 2020 = +0,5% (dopo +2,8% a maggio +6,1% ad aprile e +3,5% a marzo)
VENDITE ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GIUGNO 2020 = -1,9% (dopo +0,1% a maggio +2,9% ad aprile e +2,1% a marzo)
VENDITE ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GENNAIO-GIUGNO 2020 = +4,1% (dopo +4,6% su gennaio-maggio e +5,4% nel 1o quadrimestre)
VENDITE ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GENNAIO-GIUGNO 2020 = +2,3% (dopo +2,9% su gennaio-maggio e +3,9% nel 1o quadrimestre)

VENDITE “NON” ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GIUGNO 2020 = -4,4% (dopo -20,4% a maggio -52,2% ad aprile e -36,6% a marzo)
VENDITE “NON” ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GIUGNO 2020 = -4,8% (dopo -20,6% a maggio -52,5% ad aprile e -36,0% a marzo)
VENDITE “NON” ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GENNAIO-GIUGNO 2020 = -18,6% (dopo -21,6% su gennaio-maggio e -21,9% nel 1o quadrimestre)
VENDITE “NON” ALIMENTARI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GENNAIO-GIUGNO 2020 = -18,0% (dopo -20,8% su gennaio-maggio -20,9% nel 1o quadrimestre)

VENDITE TOTALI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GIUGNO 2020 = -2,2% (dopo -10,5% a maggio -26,3% ad aprile e -18,4% a marzo)
VENDITE TOTALI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GIUGNO 2020 = -3,5% (dopo -11,9% a maggio -28,1% aprile e -19,5% a marzo)
VENDITE TOTALI DESTAGIONALIZZATE IN VALORE GENNAIO-GIUGNO 2020 = -8,8% (dopo -10,1% su gennaio-maggio e -10,0% nel 1o quadrimestre)
VENDITE TOTALI DESTAGIONALIZZATE IN VOLUME GENNAIO-GIUGNO 2020 = -9,6% (dopo -10,7% su gennaio-maggio e -10,4% nel 1o qudrimestre)

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