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Capesante e microplastiche: serve uno standard per monitorare i prodotti

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Capesante atlantiche sotto osservazione. Uno studio internazionale che ha avuto come capofila l’università inglese di Plymouth ha dimostrato che i molluschi, esposti per sei ore alle nanoplastiche in laboratori, accumulano frammenti negli organi, dall’intestino al rene.
Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology, miliardi di nanoparticelle dal diametro di 250 nanometri (0,00025 millimetri) sono stati trovati nell’intestino delle capesante. Frammenti da 20 nanometri (0,00002 millimetri) sono stati rinvenuti in tutto il corpo, dai reni alle branchie e nei muscoli.
Dopo un periodo di 14 giorni trascorso dall’esposizione, all’analisi dei molluschi non è più stata riscontrata la presenza di nanoplastiche da 20 nanometri, mentre quelle da 250 nanometri non sono scomparse fino a 48 giorni dopo l’esposizione.
La Dr Maya Al Sid Cheikh che ha condotto la ricerca ha voluto sottolineare che l’organismo marino assorbe in poco tempo le nanoparticelle e in altrettanto breve tempo le assimila in tutti i suoi organi interni. Tra le nanoplastiche più pericolose ci sono i bifenili policlorurati (PCB) e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che, a elevate concentrazioni, sono altamente inquinanti. Ci possono essere anche residui di composti utilizzati negli imballaggi come il bisfenolo A (BPA). L’EFSA, L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare è un’agenzia dell’Unione europea istituita nel 2002, ha stimato che una porzione di cozze da 225g potrebbe contenere 7 microgrammi di microplastiche. Secondo Peter Hollman, senior researcher presso l’istituto di ricerca RIKILT e professore associato nel dipartimento alimentazione e salute dell’Università di Wageningen, Paesi Bassi, se tale quantità contenesse il più alto valore di concentrazione di BCP o BPA, contribuirebbe ad aumentare il rischio di esposizione di un essere umano di uno 0,01% per il BPA e del 2% nel caso del PCB. Secondo Hollman tali valori non sono preoccupanti, ma vanno tenuti in considerazione. Per questo, attraverso la sua pubblicazione, l’EFSA chiede uno standard per monitorare queste sostanze: non esistendo una legislazione in materia di micro e nano plastiche presenti nel cibo è necessario dotarsene di una al più presto.

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