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Cambia il valore della produzione standard per alveare

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miele

Eurostat ha accolto il lavoro di ricerca condotto dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), l’Osservatorio nazionale miele, Unaapi e Conapi e per tanto cambia il valore della produzione standard per alveare che, fissato in 44 euro nel 2010 indifferentemente per tutte le regioni del nostro paese, costituiva palesemente un errore macroscopico nella valutazione delle potenzialità produttive dell’apicoltura italiana.
Un errore che rappresentava un oggettivo impedimento per gli apicoltori, o aspiranti tali, all’accesso dei benefici previsti dai Piani Regionali di Sviluppo (PSR).
Ora sono stati elaborati valori differenti per ogni regione: i valori di produzione standard più alti si trovano in Abruzzo con 271 euro, nelle Marche con 268 euro e a pari merito in Piemonte e Liguria con 264 euro; fanalini di coda sono Molise con 143 euro, Valle d’Aosta con 142 euro e Trentino con 156 euro.

Osservatorio Nazionale Miele ha anche reso noti i dati sulla produzione di miele 2018. Con una produzione di 22.000 tonnellate si è chiusa un’annata difficile al Sud, mentre al nord si torna a produrre l’acacia, seppur in modo irregolare.
Preoccupa la situazione anomala di arresto del mercato registrata a partire dal mese di settembre. Una annata partita con molte difficoltà sia a causa della forte siccità del 2017 che ha influito negativamente sull’invernamento delle famiglie sia per l’ondata di gelo che ha colpito l’Italia agli inizi del mese di marzo 2018 provocando un rallentamento dello sviluppo delle famiglie e il sostanziale azzeramento della produzione di mieli primaverili in tutta la penisola.
Nonostante ciò sono state ottenute rese discrete di miele di acacia. Sospiro di sollievo al centro e al nord dopo molte annate difficili, problemi al sud con rese molto scarse, soprattutto in Sicilia.
Desta molta preoccupazione la situazione anomala di mercato che si è verificata a partire dal mese di settembre, con uno stallo delle compravendite e con quotazioni in sensibile diminuzione per tutti i principali mieli. La causa è da ricercare sia nelle buone produzioni registrate nel Nord Italia e in altri paesi produttori sia nel tendenziale consolidamento all’acquisto di miele a basso prezzo dall’estero da parte della GDO.

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