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Caffè dal mondo: il caffè greco nel “briki”

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In Yemen, molti anni prima che si scoprisse il metodo per filtrare il caffè, si era sviluppato un altro metodo di preparazione: la bollitura. Questa procedura ha dato vita al caffè greco.
La bollitura è essenziale per estrarre molte più sostanze nutritive dai chicchi di caffè rispetto al processo di filtraggio e rispetto al caffè lungo americano contiene meno caffeina con il risultato di prevenire le malattie cardiovascolari.
Il caffè greco, così come il caffè turco, viene preparato utilizzando un particolare bricco in ottone chiamato “briki”.
Il briki consiste in un bricco in ottone con collo stretto e un fondo largo costituito da un lungo manico. Per la preparazione del caffè greco si utilizzano tanti cucchiai di caffè macinato quanti sono i caffè da preparare, di solito al massimo 4 per ogni briki, e si porta tutto ad ebollizione.
In base all’aggiunta di zucchero, si possono preparare un “kafe sketo” (senza zucchero), un “kafe metrio” (con un cucchiaino di zucchero), un “kafe gliko” (con due cucchiaini) o “diplo” (molto zuccherato). Durante l’ebollizione si crea una schiuma detta kaimaki, che aumenta la sua intensità con l’aumentare della bollitura. La quantità di schiuma determina la bontà del caffè. Oltre al metodo tradizionale, il caffè greco viene servito anche ghiacciato, specialmente durante la stagione estiva, che dei turisti francesi hanno battezzato con il nome di frappè.

4/5 (1)

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