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L’addio a Vittorio Fusari. Lo chef aveva aperto il primo ristorante nel 1981

Vittorio Fusari

Era ricoverato all’ospedale di Chiari da quasi 3 settimane quando le sue condizioni di salute sono improvvisamente peggiorate il 1° gennaio del nuovo anno. Un addio molto difficile quello a Vittorio Fusari, chef di 66 anni salutato dal maestro pasticcere Iginio Massari con queste parole: “I miei pensieri corrono ai momenti di felicità condivisa. Ciao Amico Vittorio“.

Fusari aveva studiato filosofia, ma si era poi dedicato alla sua grande passione aprendo nel 1981 il ristorante Volto di Iseo, a cui erano seguite le Maschere, una parentesi a Milano dal 2015 al 2017 al Pont de Ferr, per poi sbarcare nel bresciano ad Adro, nel territorio della Franciacorta, con la Dispensa Pani & Vini.

Lo storico bar cittadino di Bergamo era diventato nelle sue mani il ristorante Balzer, incarnazione della comunità del cibo e della convivialità, dove sono banditi additivi e conservanti e trovano casa solo le materie prime più genuine, prodotti da agricoltura biologica e biodiversità locali.

Un grande cuoco che si era sempre tenuto lontano dalle luci della ribalta, e ciononostante ha sempre avuto una voce forte e autorevole.

Nel libro “La felicità ha il sapore della salute“, edito da Slow Food e realizzato in collaborazione con il professore Luigi Fontana, chef Vittorio Fusari proclamava il suo credo in cucina: “bisogna nutrire non solo il corpo ma anche lo spirito”. È attraverso la consapevolezza di come il cibo giunge fino alle nostre tavole e al nostro corpo, sosteneva Vittorio, che si può garantire salute e longevità attraverso la l’alimentazione. Si tratta di un inno ai produttori, ai contadini e al recupero di una coscienza delle buone pratiche e del buon cibo.

L’esperienza nella brigata di Gualtiero Marchesi, come scrivevano Enzo e Paolo Vizzari, aveva cambiato per sempre il suo modo di concepire la cucina, aprendolo di fatto agli stimoli e alla curiosità.

Sono un cuoco, il mio mestiere è fare. Ma il mio lavoro è anche al di fuori delle cucine: tramandare la sapienza millenaria della gastronomia italiana è la mia vita“.

Vittorio ha visto nascere l’alleanza dei cuochi di Slow Food, per valorizzare e sostenere le produzioni locali, e ha partecipato ad altri progetti fra cui la rete di Franciacorta delle 13 Lune d’Agosto, per favorire l’utilizzo di carni grassfeed (ovvero provenienti da animali nutriti solo in modo naturale).

Protagonista anche all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dove si è impegnato a trasmettere i valori della buona cucina alle nuove generazioni, gli operatori del futuro, Vittorio non ha mai smesso di comunicare la buona alimentazione, “perché il buon mangiare avvicina le persone, aiuta a trovare punti di vista comuni, aiuta a essere felici“.

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