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Ad Host 2019 due incontri per far luce sul problema della contraffazione

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Il danno all’economia globale derivante dalla contraffazione è di circa 1,8 trilioni di dollari (dato NetNames 2018). In particolare, nel mondo agroalimentare, sta dilagando un fenomeno definito “Italian Sounding”, ovvero l’utilizzo di elementi che evocano l’Italia per commercializzare qualcosa che non ha nulla a che vedere con l’Italia.
Questo fenomeno muove un business di oltre 60 miliardi di euro, mentre il vero export agroalimentare si assesta su circa 42 miliardi.

Di contraffazione si è discusso anche ad Host durante due eventi moderati da Davide Pini, ideatore del progetto Gastromarketing, che hanno visto l’intervento di relatori illustri.

Roberto Calugi di FIPE ha portato la testimonianza del fenomeno che vede l’aumento dei casi di plagio all’estero di locali italiani, con imprenditori stranieri che aprono nei loro paesi bar, ristoranti e pasticcerie uguali in tutto e per tutto, loghi compresi, a quelli presenti nelle nostre principali città senza alcuna connessione contrattuale o commerciale con l’originale.

Una testimonianza incoraggiante è stata portata da Franco Cesare Puglisi (EDITRADE), con il caso del gelato che, senza una precisa iniziativa legale nei suoi confronti, gode di una forma di riconoscimento spontaneo nel mondo, in quanto identificato proprio come “gelato” rispetto ad “ice cream” in tutti i casi in cui il prodotto è fortemente ispirato a stile e qualità originali italiani; ma fino a che punto lo è realmente?
Il rischio di confusione nel mondo è alto, sia perché incrementato dalla presenza di prodotti autorizzati ad avere nomi italiani, come il caso dei formaggi tipici italiani prodotti nel Wisconsin (Usa), raccontato dal moderatore Davide Pini, sia per la presenza di numerosi fenomeni di falsi miti italiani, come la fantomatica ricetta delle “fettuccine Alfredo”, in contrapposizione all’esperienza isolata, riportata da Sonia Re (APCI) di numerosi volenterosi chef che, emigrando, cercano di mantenere intatte cultura e tradizioni italiane, sotto l’assedio di ingredienti e modalità di business del tutto “fake”.
In questo scenario, è fondamentale mettere il consumatore al centro di ogni forma di tutela, come ha sottolineato Alessandro Sessa (ALTROCONSUMO), perché l’unica possibilità di contenimento del fenomeno della contraffazione deve per forza passare da un coinvolgimento consapevole dell’attore finale del processo d’acquisto.
Una soluzione possibile è stata illustrata da Marco Cappellini (VIDITRUST), la cui start-up ha brevettato una tecnologia di riconoscimento visivo, basata sull’intelligenza artificiale, che consente il controllo della contraffazione con mezzi semplici e intuitivi direttamente dal consumatore, attraverso un app che permette nel contempo all’azienda che lo impiega, una geolocalizzazione dei prodotti contraffatti attraverso una piattaforma di monitoraggio.

Pur non pretendendo di risolvere il problema della contraffazione nel mondo con un’ora di talk show, i protagonisti del confronto auspicano di avere portato una nuova forma di consapevolezza su questo delicato tema che al momento, limita fortemente lo sviluppo economico dell’export italiano nel mondo.

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