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Acqua del rubinetto: il 77,6 % degli italiani la beve

Acqua del rubinetto: il 77,6 % degli italiani la beve

Resi noti ieri 01 luglio 2020 i risultati dello studio commissionato da Aqua Italia (federata Anima – Confindustria) ad Open Mind Research riguardante la propensione al consumo di acqua potabile, trattata e non. L’analisi si pone l’obiettivo di conoscere l’evoluzione di comportamenti e atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’acqua del sindaco.

La Ricerca 2020, che prende in considerazione un campione di 2000 individui maggiorenni e rappresentativi della popolazione italiana, è stata condotta in un’ottica di continuità metodologica con le precedenti, proprio per consentire un confronto omogeneo con le passate edizioni.
Si è occupata di verificare le dimensioni e il profilo socio-demografico di quanti negli ultimi 12 mesi hanno bevuto acqua del rubinetto trattata e non, a casa propria o fuori casa, e la frequenza di consumo, al fine di segmentare tra consumatori abituali e occasionali.
Inoltre ha analizzato le ragioni per cui gli individui bevono o che potrebbero convincere a bere l’acqua del rubinetto in casa/fuori casa, compresa quella trattata negli esercizi commerciali, l’utilizzo di sistemi di affinaggio in famiglia e la relativa manutenzione periodica.
Si è indagato anche sull’approccio e la conoscenza dei chioschi/casette dell’acqua sul territorio e su “come ci si procura l’acqua da bere quando si è fuori casa”: domanda inserita per la prima volta quest’anno, voluta dall’Associazione, da sempre sensibile al tema del plastic free.
Ultima – ma non meno importante – rimanendo di stretta attualità, la preoccupazione per la presenza di sostanze contaminanti (farmaci, sostanze chimiche, ecc) nell’acqua del rubinetto.

Acqua del rubinetto: il 77,6 % degli italiani la beveI risultati

I consumi degli italiani stanno cambiando anche in base al quadro socio-economico complessivo, il 77,6% della popolazione italiana ha bevuto acqua del rubinetto (trattata e non) negli ultimi 12 mesi, con un tasso di crescita sul 2018 che sfiora il 4%.
Tra tutti coloro che la bevono il 48,7% dichiara di farlo sempre o quasi sempre. I motivi principali per i quali quest’anno gli intervistati hanno dichiarato di bere l’acqua del rubinetto (trattata o non trattata) afferiscono principalmente alla “comodità nel disporne” (25%), all’“attenzione per l’ambiente” (24,8%) ossia evitare di trasportare e smaltire bottiglie di plastica, dato significativamente più alto rispetto agli anni precedenti, soprattutto per i più giovani (18-24 anni) con il 43,7% contro il 32,1% della media nazionale, probabilmente per l’effetto della crescente attenzione alle conseguenze legate al cambiamento climatico
A seguire la consapevolezza che “l’acquedotto comunale fa maggiori controlli sull’acqua rispetto ai produttori dell’acqua in bottiglia” (24%), alla bontà dell’acqua “la bevo perché è buona” (23,2%) ed al “minor costo rispetto all’acqua in bottiglia” (19,7%).

Nel 28% dei casi (trend in crescita di oltre il 6% rispetto al 2018) si rileva la presenza di almeno un sistema di affinaggio dell’acqua che permette di trattare l’acqua del rubinetto da bere, per ottenere migliori caratteristiche organolettiche.
Tra questi sistemi, l’8,6% è rappresentato dalle caraffe filtranti (invariato rispetto al 2018), l’11,1% dai sistemi per l’eliminazione del cloro (erano il 6,3% nel 2018) e il 2,8% dagli apparecchi con sistema di osmosi inversa.
Si rileva la presenza di almeno un apparecchio soprattutto nelle famiglie più numerose (41,3% nelle famiglie con 4 componenti, 39,2% nelle famiglie con 5 o più componenti) e nelle famiglie con il capofamiglia giovane (51,8% con il capofamiglia con età fino a 34 anni). Tra tutti coloro che hanno un apparecchio di affinaggio dell’acqua domestico circa un terzo ha sottoscritto un abbonamento per la manutenzione periodica.

Inoltre, si è indagato su quanto gli italiani siano propensi a bere acqua trattata del rubinetto fuori casa: il 27,3% degli intervistati la beve negli esercizi commerciali (+3,6% rispetto al 2018) e il 51% la berrebbe se gliela offrissero. In generale tra coloro che hanno già un’abitudine al consumo dell’acqua potabile si riscontra una maggiore consuetudine al consumo di acqua trattata negli esercizi commerciali (bar e ristoranti): 40,2% dichiara di “berla già” ed il 51,1% dichiara che la berrebbe se venisse offerta.

Si è anche verificato su quanti conoscano il servizio offerto dai Chioschi dell’acqua che mettono a disposizione dei cittadini acqua potabile, trattata o non trattata, refrigerata o addizionata di anidride carbonica. Il 73,3% conosce questa possibilità (+5,4% sul 2018) e nel 51,1% dei casi il comune di residenza offre il servizio. In generale circa il 22% della popolazione ha dichiarato di bere l’acqua dei chioschi/casette (15,4% nel 2018), confermando un’ascesa di quest’abitudine.

Per la prima volta, inoltre si è indagato sull’approvvigionamento dell’acqua da bere fuori casa: il 64,4% opta per l’acquisto di acqua in bottiglia (48% da bar/negozi e 16,4% da distributori automatici a pagamento), questo comportamento risulta più accentuato tra chi beve raramente o mai l’acqua del rubinetto (72,4% vs.64,4%). Il 41,2% porta l’acqua da casa, soprattutto tra coloro che sono abituati a consumarla abitualmente dal rubinetto.

In merito alla preoccupazione degli italiani nei confronti della presenza di sostanze contaminanti nell’acqua del rubinetto, il 26,8% (in calo di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2018) si è dichiarato estremamente preoccupato e il 62,6% abbastanza preoccupato. Tra chi ha già un’abitudine al consumo dell’acqua potabile del rubinetto, si riscontra una preoccupazione per i contaminanti chimici più bassa della media della popolazione (14% vs. 26,8%). Al contrario, per coloro che abitualmente non bevono acqua del rubinetto, tale preoccupazione è molto elevata (39% vs. 26,8%).

Dalla seconda metà degli anni settanta, è l’associazione dei costruttori di impianti, accessori, componenti e prodotti chimici per il trattamento delle acque primarie (non reflue) per uso civile, industriale e per piscine. Fa parte di ANIMA Confindustria (Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine). Aderisce a AQUA EUROPA (Federazione Europea delle Associazioni per il trattamento dell’acqua) di cui è socio fondatore ed opera attivamente all’interno di numerosi comitati tecnici del CEN (Comitato Europeo di Standardizzazione) e dell’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione).
Punto di riferimento per il legislatore, partecipa a gruppi di lavoro ministeriali e della Commissione Europea per la produzione di leggi, decreti e direttive.
Tutela e promuove gli interessi del settore nazionale di riferimento. Lavora con le imprese associate alla diffusione della cultura dell’acqua con una forte attenzione ai temi della qualità dell’acqua, della conoscenza dei parametri chimico-fisici e microbiologici che la caratterizzano, dell’efficienza energetica, della sostenibilità ambientale.
Svolge e sostiene numerose iniziative di informazione e divulgazione, come convegni e progetti di comunicazione a più ampio raggio dedicati sia ai player di mercato che al grande pubblico.
ANIMA Confindustria Meccanica Varia ed Affine è l’organizzazione industriale di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 221.000 addetti per un fatturato di 48,74 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 58,3%% (dati riferiti al consuntivo 2018). I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: macchine ed impianti per la produzione di energia e per l’industria chimica e petrolifera – montaggio impianti industriali; logistica e movimentazione delle merci; tecnologie ed attrezzature per acqua e prodotti alimentari; tecnologie e prodotti per l’industria; impianti, macchine prodotti per l’edilizia; macchine e impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente; costruzioni metalliche in genere.

 

Acqua foto creata da freepik – it.freepik.com

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