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A marzo crolla la produzione industriale. Vendite al dettaglio: bene l’alimentare e l’ecommerce

A marzo crolla la produzione industriale. Vendite al dettaglio: bene l'alimentare e l'ecommerce

In questo momento in cui l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 va di pari passo con le difficoltà delle imprese e delle attività del nostro Paese, a causa delle misure contenitive, abbiamo bisogno anche di segnali positivi. Per questo Horecanews.it, tenendo fede al patto d’informazione con i suoi lettori, ha deciso di non fermare la normale programmazione ma di tenervi aggiornati sulle notizie del settore, anche per concedere un momento di svago dalle difficoltà del momento.

Un eccezionale calo a marzo per le vendite dei beni non alimentari che fanno registrare, secondo i dati Istat, -36% mentre i beni alimentari sono tendenzialmente stazionari.

La variazione positiva dei beni alimentari è visibile nella considerazione del primo trimestre, che registra un +2%. Non bisogna dimenticare che il lockdown ha coinvolto due terzi del mese di marzo e dalla fine di febbraio l’emergenza sanitaria ha iniziato a toccare direttamente il nostro Paese.

Il commercio elettronico, in totale controtendenza rispetto ai trend generali, conosce una crescita inconsueta, toccando il +20,7% rispetto a marzo 2019.

Le misure contenitive adottate per far fronte all’emergenza sanitaria, come abbiamo visto più volte nel corso delle passate settimane, hanno favorito le vendite della GDO, per “gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (+5,2%), soprattutto per i supermercati (+14%), mentre per quelli a prevalenza alimentare si registra un calo eccezionale (-40,5%). Per gli esercizi specializzati le vendite subiscono una diminuzione ancora più forte (-55,7%)”.

A marzo crolla la produzione industriale. Vendite al dettaglio: bene l'alimentare e l'ecommerceNei piccoli negozi, invece, i dati Istat rivelano un generale calo dell’1%.

Le vendite calcolate dall’Istat non tengono conto dei consumi di servizi (per esempio presso bar e ristoranti) e gli acquisti di auto, segmenti che viaggiano prossimi al meno 100% mensile, si comprende appieno la gravità dell’impatto del lockdown in termini di spesa delle famiglie e, quindi, di fatturato aziendale e reddito dei lavoratori indipendenti – commenta l’Ufficio Studi Confcommercio – Purtroppo il dato di marzo sarà peggiorato dalle performance di aprile, né l’estate potrà compensare minimamente le perdite subite nei mesi precedenti”.

Indubbiamente questi dati sono sconcertanti, soprattutto se si pensa che il lockdown ha colpito appena la metà del mese di marzo e tanto peggiori saranno i numeri di aprile.

Coldiretti: l’alimentare perde 1,5 miliardi con lo stop dei ristoranti

In controtendenza rispetto ai mesi precedenti crolla per la prima volta nel 2020 anche la produzione alimentare con una perdita di oltre 1,5 miliardi a marzo per la chiusura di bar, ristoranti pizzerie, gelaterie e agriturismi. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai dati Istat sulla produzione alimentare che segna una riduzione del 6,5% a marzo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

In questo contesto è particolarmente rilevante l’annuncio del Governo e delle regioni sulla possibile riapertura delle strutture di ristorazione per far ripartire una importante fetta dell’economia nazionale. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione.

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – conclude la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani”.

 

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