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5-hats. Le insidie legali per gli imprenditori del turismo. Intervista di Andrea Pilotti a David Scaffaro

Proseguono gli appuntamenti periodi con la rubrica a cadenza periodica dedicata alla formazione per i professionisti del mondo Horeca curata da Andrea Pilotti, Project Manager e CoFounder di 5-hats.

5-hats è un’azienda nata con l’obiettivo di sostenere gli imprenditori che affrontano le difficoltà di emergere nel business del food&beverage attraverso una fitta rete di conoscenze e professionalità legate ai soci che la costituiscono.

Per questo appuntamento, Andrea Pilotti ha dialogato con David Scaffaro, rinomato e stimato professionista che si occupa, fra le altre attività, di consulenza Legislativo-normativa e Direzione.

Di seguito l’intervento di Andrea Pilotti e l’intervista.

 

Oggi vorrei sollevare una questione di estrema delicatezza e quotidianità, ovvero l’emergenza sanitaria come spada di Damocle sugli operatori del Turismo.

Ho letto e sentito molto sull’argomento e ritengo che sia doveroso dedicare alcuni minuti  per analizzare i rischi di questa situazione; come se non bastassero la mancanza di turisti e le difficoltà di una situazione assurda, ci sono degli scogli nascosti che potrebbero far colare a picco gli imprenditori come tanti Titanic.

Per affrontare con competenza questa materia ho pensato di rivolgere alcune specifiche domande a David Scaffaro.

 

Andrea: Vado dritto al punto con una domanda a bruciapelo: secondo la tua esperienza e competenza, quale insidia rischia di sottovalutare l’imprenditore del Turismo in questo periodo?

David: Quello Sanitario legato al rischio di contagio del proprio dipendente o dell’ospite della struttura, o comunque in tutte le casistiche di infortunio. La classica documentazione inerente il D.Lgs. 81/08, non è sufficiente a proteggere gli imprenditori da gravi sanzioni penali, pecuniarie e interdittive. Se prendiamo in considerazione, visti i fatti attuali, il contagio da SARS-CoV-2 e la successiva infezione da Covid-19, poiché questo è stato inquadrato come infortunio di lavoro e non come malattia, il rischio di essere chiamati in causa e accusati di lesioni gravi colpose, lesioni gravissime colpose o di omicidio colposo (nel caso di morte) sono pressoché certe. Nel caso di contagio di un ospite invece, se si dovesse stabilire che la causa è determinata proprio da inadempienze da parte dell’hotel o del ristorante in cui è stato ospite, le conseguenze potrebbero essere quelle di trovarsi coinvolti in una possibile causa con notevoli danni economici. Il mio pensiero va ai dati ufficiali che leggiamo: 50.000 sono i casi di contagio in azienda in Italia e da qui si può stimare che possono essere state state coinvolte tra le 10.000 e le 15.000 aziende, le quali potranno avere ripercussioni gravissime sia in materia penale che sanzionatoria. Se il pericolo sanitario era il principale rischio per un imprenditore prima del Covid-19, oggi lo è in maniera assai maggiore.

Andrea: Quindi potrebbe essere che l’imprenditore oggi non sia neppure adeguatamente informato su tali rischi, perché troppo poco se ne parla?

David: Certo è così, mi rendo conto che l’imprenditore non è sufficientemente informato. Benché è dal 2001 che certe argomentazioni sono dibattute, in realtà si è fatto ancora poco per informare correttamente chi ha un impresa per aiutarlo così a tutelarsi ed a proteggere il suo lavoro ed i suoi sforzi.. ti ringrazio per permettermi di approfondire questo tema assai interessante!

Andrea: Cosa possono fare le aziende?

David: Devono dimostrare con una serie di corrette azioni (come ad esempio la predisposizione di un sistema di gestione ai sensi del D.Lgs 231/01 e del GDPR, che oggi tendono a essere predisposti in un sistema unico di compliance, oltre alle successive azioni di vigilanza interna e formazione) che hanno messo in campo tutte le attività possibili per evitare l’evento negativo e che questo è avvenuto in modo fraudolento da una terza parte (che possa essere un apicale o un subordinato) il quale ha eluso deliberatamente tutte le imposizioni e controlli dell’azienda, danneggiandola per interesse o vantaggio. Per fare questo, l’azienda non solo deve avere un organismo di vigilanza adeguato, ma deve anche avere una mentalità di operatività quasi quotidiana di tali organi. Non basta avere questi documenti ma li devono rendere “vivi” all’interno dell’impresa: solo così possono dimostrare la loro esimenza e utilizzare il loro sistema documentale ed il loro operato per proteggersi.

Andrea: Molte imprese però fanno delle scelte al risparmio e non si proteggono per una questione di costi, cosa si può dire al riguardo?

David: Si è vero, molto spesso gli imprenditori vedono questi come costi. In realtà, invece,  sono degli investimenti: con poche migliaia di euro si può proteggere l’azienda da centinaia di migliaia di euro di danni. Molti sono arrivati a pensare che siano soldi buttati perché nel momento in cui ne hanno avuto bisogno l’apparato documentale si è dimostrato incompleto, non aggiornato, oppure le mancanze strutturali di sistema e/o la mancata vigilanza interna (così come la non applicazione aziendale) ha determinato l’inefficacia esimente: in questo caso non è una buona idea risparmiare cercando il prezzo più basso sul mercato.

È importante capire, inoltre, che l’apparato documentale deve essere aggiornato nel tempo, sia a causa delle successive modifiche e integrazioni di legge, sia a causa di variazioni significative dei processi di lavoro ovvero, tornando al ragionamento di prima, deve essere materia “viva” in azienda e non un dossier da mettere dentro uno scaffale come fosse un trofeo.

Andrea: Quale valutazione ti senti di “consegnare” al lettore dell’articolo?

David: Che i rischi sono troppo complessi per sottovalutarli. Dobbiamo agire per abbassare le casistiche di rischio, sarebbe desolante vedere gli imprenditori lottare per rimettersi in piedi dopo l’emergenza Covid-19 e subito dopo veder vanificare tutto per un accidentale caso. Di solito si pensa: “ma proprio a me deve accadere questa cosa?” Io non lo auguro, ma so che capita ed allora dobbiamo aver fatto tutto il possibile per proteggere il nostro business!

Vorrei ringraziare David per la sua lucida e concreta descrizione di questa tematica, mi ha colpito molto il concetto della protezione attiva dell’azienda, dove il termine “attiva” implica una mentalità attenta e costante che guida l’azienda a protezione di se stessa. Mi unisco a lui nel sostenere che sarebbe davvero molto triste compiere enormi sforzi per rialzarsi in questo momento, per poi veder invece crollare tutto solo perché si è sottovalutato il cuore di tutto il sistema aziendale, ovvero l’imprenditore.

 

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